Luglio 1st, 2008
Oggi sette visite e più della metà sono mie… mai così in basso
Ma dove siete tutti?
Oggi sette visite e più della metà sono mie… mai così in basso
Ma dove siete tutti?
Lo sai,
lo sai bene che ti amo,
e che faccio tutto per questo…
Non biasimarmi se ti vorrei felice
ma non posso esserlo per te,
posso solo condividere il tuo dolore
la tua fatica di vivere,
la tua poca voglia di sorridere
e…
morire di malinconia con te.
Guarda, ho ancora la mano tesa verso di te
ma…
sto cadendo.
Corrado Muti
24/06/2008

Roberta Calce una delle voci più belle di Subasio (la mia preferita).
In onda dal mercoledì alla domenica dalle 6 alle 10
Io proporrei un R.C. Fans club…
Grazie Roby contraccambio di cuore i tuoi saluti (la prossima volta sto più attento, promesso).
L’acqua del mare lambisce le mie ginocchia.
Mi piace sentire il contrasto dell’acqua fredda sulla pelle bruciata dal sole… non ho voglia di tuffarmi ma mi lascio avvolgere dalle alghe e dai pesci che giocano attorno alle mie gambe. Lo scoglio è di pietra scura, macchiata dagli anni e dal mare. Ci sono piccole creature che si nascondono nelle fessure della pietra, sono granchi marroni, quelli piccoli che se li porti fuori dall’acqua diventano bianchi. Anche i miei piedi sentono sollievo in acqua, non sono ancora abituati a camminare sulla sabbia e la pelle è ancora troppo morbida, ma basteranno pochi giorni perché diventino insensibili anche alla sabbia bollente.
Più in là ci sono due signore in topless, una ha la pelle bruciata e rinsecchita, ma con un bell’abito farà ancora una bella figura mostrando il seno in un gioco di seduzione. La sua amica è molto più giovane anche se di bellezza non si può parlare, poi arrivano due donne mussulmane con i loro bambini. Guardano la signora in topless e ridono tra loro. Una porta il velo che con questo caldo sembra un controsenso, l’altra sembra più moderna, quasi occidentale e porta una minigonna con una maglietta ma senza velo. La ragazza in minigonna gioca con i bambini in acqua, ma non si spoglia, credo che la loro religione lo vieti. Tento di prendere un granchio con un pezzo di legno, ma è veloce ad infilarsi nei pertugi.
Il treno, taglia il rumore della Vita che senza accorgermene, ora lambisce la mia vita… sono con il costume bagnato ormai e mi immergo anch’io.
Corrado
22/06/2008

Lo hai mai fatto quel gioco del cuore con le mani? Ci puoi racchiudere ciò che vuoi…
Ma come faccio a racchiuderci l’universo?
Guarda, fai come me, inquadra la Luna e… chiudi gli occhi. Che cosa vedi ora?
Vedo lei.
Non è difficile.
Corrado

Poesia letta dalla voce di Roberta Calce (grazieeeeee… eeeeee!!!!)
Ferma la musica nella barra di destra e clicca su play.
Domani è troppo tardi per amare
oggi, troppo presto…
E guardo i tuoi occhi cambiar colore
mentre mi parli dei tuoi sogni…
e ascolti la mia voce parlare
della notte che non sai vedere…
Oggi è troppo tardi per sperare
domani, troppo lontano…
E metti le tue mani sui miei occhi
poi chiedi a cosa penso
e, baciando le tue dita rispondo
“a Te”.
Corrado Muti
08/11/2007
Il bambino teneva ben stretta la corda dell’aquilone e correva sulla spiaggia, tirando e strattonando per farlo volare, ma l’aquilone non ne voleva sapere di alzarsi.
Poco lontano, gli amici lo schernivano, “dai Tony, non corri abbastanza, non sei in gamba. Non vedi che ha costruito male il tuo aquilone? Non ti accorgi che è troppo pesante per volare?”
Tony non si dava per vinto, correva a più non posso lungo la spiaggia, sfiorando con i suoi piedi l’acqua. Cadeva, si rialzava, cadeva di nuovo. Poi, dopo molti tentativi, si arrese tra le risa degli amici i quali allontanandosi, non si accorsero che egli giaceva sulla spiaggia in preda ad una crisi asmatica. Egli fece fatica a rialzarsi e respirando come poteva, si avviò verso casa. In casa, la sua mamma gli diede subito la medicina.
Quella sera volle portare l’aquilone in camera e quando la notte scese, mise l’aquilone accanto alla finestra in modo che i raggi della Luna lo potessero illuminare. Dal suo letto riusciva a vedere l’aquilone che rifletteva la luce lunare e che la diffondeva in quattro colori.
L’indomani gli amici lo aspettarono in spiaggia, invano.
Durante la notte sognò di volare col suo aquilone verso una stella lontana, dove non c’era bisogno d’aria per respirare e gambe per correre… durante la notte egli imparò a volare.
Corrado
Kessy è in cucina a preparare la cena per il suo ospite e Luca se ne sta in un angolo a guardare la Tv.
Rivolgendosi a Cristian gli domanda, “Come stai? Ti trovo bene.”
“Grazie, si sto bene, vedo che hai una bella casa ora.”
“Si, grazie a Luca ora vivo in Italia e sono uscita da quell’inferno.”
“Senti Kessy, io è dall’ultima volta che ti vidi attraverso il video che non so più nulla di te, ho sempre avuto un terribile dubbio.”
“Dimmi Cristian, quelli erano brutti momenti per me, dimmi che dubbio hai.”
“Tu hai sofferto per quello che ti scrissi?”
Nel frattempo Luca si alza e le cinge le braccia attorno alla vita. Egli indossa una camicia bianca su dei bermuda di jeans. Kessy è elegante, indossa una canottiera verde e dei pantaloni dello stesso colore, al collo ha una collana di pietre verdi e azzurre che ricordano il mare. Il figlio di Cristan arriva in cucina e si aggrappa alla gamba del papà. “Papì, posso stare qui con voi? Posso ascoltare quello che vi dite?”
Kessy lo prende per la mano, “Sai che ho una cassetta di cartoni con Dragon Ball? La vuoi vedere?”
Lui annuisce e si allontana in salotto con Kessy che ritorna dopo pochi minuti.
“Secondo te? Posso non aver sofferto? Ti ho scritto tutto, non so se te lo ricordi?”
“Si, lo ricordo, ma io non capisco l’inglese e il senso di certe frasi non l’ho mai capito. Ho solo sentito tanta malinconia in quelle parole che sono andate perdute nel vento.”
“Ci dicemmo Amore, ti rendi conto di quanta forza ha quella parola per una ragazza in quelle condizioni sociali? Ora non importa quello che è stato, io sto con Luca ed ho una casa ed una vita che mai avrei sognato, il resto appartiene al passato.”
Luca guarda Cristian e gli dice, “ora Kessy ha tutto con me, non ti devi preoccupare più.”
Eppure quello sguardo malinconico di lei, dall’emozione nelle sue parole, Cristian capiva altro. Erano parole di ripiego, parole usate come colla per non pronunciare ancora la parola Amore.
© Corrado Muti
17/06/2008